two gray bullet security cameras
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Nel 2009, il buon Mark garantiva alla giornalista della BBC che il suo Social Network è un luogo sicuro dove le persone condividono i loro interessi solo con chi vogliono (video BBC). Per chi ne mastica, il tema di oggi è piuttosto obsoleto; nel senso. Facebook è un luogo gratuito che per sopravvivere profila la sua utenza – da sempre – e vende pubblicità che poi viene distribuita sulla piattaforma in modo targettizzato, ovvero puntando dritto al possibile cliente attraverso campagne pubblicitarie che circolano all’interno della community. In teoria, questi dati non andrebbero ceduti a terzi in forma diretta, però è quello che pare sia successo. L’aspetto che intimidisce oltre ogni cosa non è tanto l’attività di business intorno ai dati, piuttosto il potenziale effetto sulle masse. Mi spiego meglio: 51 milioni di profili sono stati sottratti all’insaputa dei diretti interessati e poi utilizzati per la campagna a favore della Brexit e di Donald Trump. Il fatto di cronaca diventa irrilevante se ci soffermiamo per un attimo a riflettere sul fatto che siamo stati proprio noi a raccontare i nostri gusti, le nostre ideologie e la nostra vita in maniera meticolosa. Post su post… ogni maledetto giorno.

“L’aspetto più interessante della faccenda è la percezione di gratuità del mezzo. Crediamo di usufruire di servizi gratuiti, in realtà paghiamo quotidianamente il nostro dazio, lo facciamo “post su post”rinunciando di fatto al nostro diritto alla privacy. Veniamo segmentati, scannerizzati e spediti sui database dei centri media che vendono le inserzioni sponsorizzate, siamo merce di scambio inconsapevole.”

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