person on a bridge near a lake
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Durante la campagna elettorale, ho osservato con molta attenzione le strategie social delle varie fazioni. Ho imparato che la comunicazione di massa è efficace quando è basata su pochi concetti. La cosa più interessante è però il fenomeno di identificazione. Craxi, Andreotti, Berlinguer facevano parte (nel bene o nel male) di una classe politica che riusciva a trascinare le masse mantenendo complessi equilibri a livello Internazionale e poi, esistevano le ideologie. Acqua passata.

Oggi abbiam l’uomo comune, “il lavoratore” sempliciotto che idealizziamo perchè la cultura ci fa paura.Vengono rispolverate di tanto in tanto qualche vecchie utopie che si trasformano in risse da bar.  La politica è una cosa che non capiamo, pertanto i famosi programmi si trasformano in  “Contratti” finalizzati a salvare, tutelare e proteggere le micro-economie amministrative locali. Il processo di santificazione della gente semplice con la cultura – chiamiamola così – del: “lavoro tutto il giorno” messaggi semplici per un popolo semplice. Glorificare l’imprenditoria locale e mettere da parte gli intellettuali, ostracizzare diverse culture classificandole come madri del caos se non addirittura del terrorismo.

I giovani non hanno slanci vitali perchè il loro percorso è programmato: programmati per uccidersi. I social sono lo specchio di questa grande fratellanza fatta di ammirazione per il vincente. Potere dunque all’uomo comune; il pratico e pragmatico  “Cipputi 3.0”. Non esiste il rispetto per il formatore, il maestro, il docente… figure sottopagate perchè la regressione che è in corso è arrivata al paradosso. I social network  sono diventati i nuovi muri da imbrattare con proclami propagandistici e ancora si parla di “Paese Digitalizzato” quando per votare si sta in coda tra le mura di scuole decadenti. Il sentimento che mi pervade è quello di chi gioca la schedina sapendo benissimo  che il grande premio non arriverà mai. Corporativismo, lobby, amicizie sono la base della nostra miserabile economia.

Questo scenario ci concede la partecipazione “gaberiana” solo sulla bacheca di facebook dove ci sentiamo veramente liberi di sfogare le nostre incazzature, su Instagram viviamo di aforismi altrui oppure proponiamo foto che hanno la velleità di far sapere al nostro micro-cosmo che siamo vivi e la vita continua… Ora abbiamo scelto. Finalmente abbiamo la rappresentanza che più ci somiglia. Quella bella caratterizzazione regionale che restituisce l’immagine del l’uomo “con i piedi per terra”. Quella sana cadenza agricola del Nord Italia, questo falso mito del made in Italy ci riporta come nei libri di Kafka ad allucinazioni che compensano il paradosso del non vedere il reale.

La situazione ci è scappata di mano ma non dobbiamo aver paura perchè se entriamo nelle grazie del “vincente” di turno metteremo il nostro pane in tavola. La moneta di scambio è l’idolatria incondizionata e un profondo e sincero rispetto alla Rag. Felini: piccole corti di piccoli uomini. Tutto bene. Solo cose belle… tutto è andato come doveva andare. La coerenza va riconosciuta.

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