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Uno a molti è un modello che sarà sempre più debole. Le cose vere succedono su piccoli social creati da noi: prendi WhatsApp. I piccoli social sono piattaforme che permettono di costruire i nostri mondi e gestire relazioni molto profonde e intime nonchè professionali. Non sono piccoli social in termini di iscritti, attenzione.

Viviamo relazioni 1 a 10 in maniera assidua ma abbiamo l’impressione di essere in contatto con il mondo. Tutto è più comodo e funzionale.  Dovremmo avere l’onesta di abdicare dal sogno di essere i nuovi fenomeni mediatici e lasciare che i colossi mass media colonizzino il territorio, con essi i teatranti e i personaggi pubblici staranno al centro dell’attenzione.

Per fare un paragone storico, diciamo che siamo quasi al termine del periodo delle Radio Libere degli anni ’70… Internet oggi è questo. Ci siamo incartati nella sintesi e nella sintesi, siamo costretti a splendere. Restituiamo al mondo  un’ immagine di noi  trionfale e ultraretorica. Abbiamo drammaticamente accettato il fatto che il nostro pensiero non interessa a nessuno, per questo siamo compiacenti. Celebriamo  morti,  meteo e noi stessi. Va bene così.

L’aspetto più interessante della faccenda è la percezione di gratuità del mezzo, Crediamo di usufruire di servizi gratuiti, in realtà paghiamo quotidianamente il nostro dazio, lo facciamo “post su post”rinunciando di fatto al nostro diritto alla privacy. Veniamo segmentati, scannerizzati e spediti sui database dei centri media che vendono le inserzioni sponsorizzate, siamo merce di scambio inconsapevole.

Tra qualche anno avremo la necessità di nasconderci da tutto questo perchè capiremo che la non esposizione crea maggiore curiosità, credo che avremo social network locali  e molto privati che assomiglieranno sempre più alle relazioni umane intime, avremo forse la capacità di scegliere quali informazioni condividere e su quali public network.

Abbiamo lasciato tracce indelebili sui motori di ricerca, i nostri interlocutori hanno sempre libero accesso a ciò che siamo, ciò che abbiamo detto di essere.

Nella sintesi ci siamo persi tutto il fascino della scoperta del prossimo e del mondo che ci circonda.

 

 

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