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L’ultima forma di libertà in questo Paese (e non solo) è il web. Scusate… “web” è un termine troppo ampio per definire lo spazio di libertà che ci siamo ritagliati, correggo: i social. Nelle dinamiche dei social network abbiamo trovato una sorta di sfogo, la catarsi – diciamolo –  a questa vita di merda. Sul social network, possiamo patinarci l’esistenza e giocare sulla nostra immagine attivando nuove relazioni. Partiamo da un “like” per poi ritrovarci in  conversazione nella messaggistica privata. Interessante. Molto. Rivoluzionario.

Il glorioso “puttan tour” di fine serata dei miei tempi lo si può fare ad ogni ora senza la colletta per la benzina! Un piccolo passo per l’uomo ma un grande passo per l’umanità. Se fossi Aranzulla, vi spiegherei tutto con un tutorial dal titolo: “Come seminare like per trasformare le vostre insicurezze in autentiche chiavate“, non lo farò. Rimango fermo sul  titolo e torno a bomba in argomento. Il like tattico assomiglia al “good morning” degli americani. In America, tutti si danno il buongiorno a prescindere da una conoscenza pregressa. Il like tattico è un’azione di apertura, stima e compiacenza che abbiamo spesso anche nei confronti dell’inarrivabile.

Il like tattico viene seminato con la speranza che la “preda” possa andare a visitare il nostro profilo. Se dopo l’osservazione chi ci interessa ricambia con like ripetuti, il gioco è fatto. Qualcosa si innescherà…

 

Da qui in poi si apre un mondo… Relazioni like for like a vita, oppure relazioni che si trasformano in veri e propri rapporti. Il like tattico, è il nuovo ponte di connessione tra umani. Facebook ha tre opzioni, Instagram ha un cuore e questo la dice lunga.

La cosa più sbagliata del mondo è osservare i like altrui. Tutti i like hanno un senso: tutti i cuori che seminiamo sono paradossalmente “tattici”. Come nella vita, alcuni like innescano chimica ed altri rimangono semplici saluti. Qui studio, a voi stadio!

 

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