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La ricerca “monumentale” made in Casaleggio (eccola qui), sullo stato di salute dell’e-commerce in Italia ha rafforzato il mio percepito, pertanto mi permetto di condividere qualche considerazione senza alcuna pretesa empirica.

In italia gli e-commerce che funzionano sono pochi, questo perchè siamo una nazione povera, sospettosa e poco  avvezza all’uso del web.  Il fatturato è certamente aumentato dal 2004 -stiamo parlando di circa 35 miliardi di Euro – ma rispetto all’Europa siamo come un maratoneta anziano che insegue il gruppo sapendo benissimo di non farcela. Nelle aziende c’è ancora molta ignoranza. Si pensa che fare un e-commerce è un pò come aprire un negozio su strada, la cultura italiana mercantile è talmente radicata che tutti desiderano fare “il bel negozio”. Per me esistono tre elementi chiave, dove la bellezza non centra un cazzo: passaggio, visibilità, posizionamento. Sono nella merda: tocca spiegare bene (ndr. cazzo e merda, rafforzano i concetti.)

Passaggio: è una questione di soldi. Per generare traffico dovete mettervi nella testa che l’investimento più importante non è l’e-commerce ma  i soldi che si investono per fare in modo che nei risultati della ricerca degli utenti il prodotto sia in bella vista nei primi 5 risultati del motore di ricerca. Ci vogliono dei bei soldi perchè ve la giocherete con i grandi player del vostro mercato. Smettete di pensare al web come a un gratta e vinci… ci vogliono metodo e coraggio: non culo.

Visibilità: visibilità è uguale coverage. Meno tecnico… quando giocavi al Monopoli facevi un sacco di soldi perchè le tue proprietà erano disseminate per tutto il quadro. Fare pubblicità su giornali, televisione, radio. Avete capito bene: pubblicità convenzionale, quella che mia nonna chiamava “reclam”, funziona ancora. Siamo un popolo di vecchi, la Tv è il media della credibilità. Uno spot Tv brillante di 1 minuto vale più di cento post dove mi raccontate il prodottino.

Posizionamento: posizionare, piazzare, porre. Dove? Beh piazza il tuo prodotto esattamente dove vorresti che esso sia…  Contex, perchè non parli di influencer? Perchè preferisco le scelte: i testimonial. Questa miriade di sfigati che si propongono come “suggeritori di prodotti” ha stancato anche l’utente più ebete del mondo. Prodotto, prezzo, tempistiche di consegna sotto le 12 ore: questo significa influenzare un acquisto. Sarà mica un rigurgito di reality a influenzare il pubblico… Ma nemmeno i “grandi” influencer. Se passate in rassegna i “big”, noterete che tutti prima o poi si danno a produzioni loro. In definitiva voglio dire che se pensate al placement come pubblicità non convenzionale efficace, siete fuori tempo. Anche fare in continuazione prodotto o raccontare le storielle epiche scritte dal ragazzino di turno risulta essere ridondante e a tratti grottesco. Ripeto. Prodotto, prezzo e capacità di spedire prodotti come siluri. Questo funziona!

Non abbiamo altre chance. Il mercato è il web e pregherei tutti quanti di affrontare questo terreno nella maniera più seria possibile. Capisco che per l’imprenditore sapersi orientare nel mare magnum dei fornitori “web” è cosa davvero difficile e prevede almeno un paio di sane inculate. Ma cari imprenditori, siete sempre alla ricerca del prezzo! Fatelo altrove, questo è l’unico terreno dove ancora vale la pena “investire”.

Note.

Questo stimolo ovviamente non è rivolto a coloro che “trafficano” su wz up, che chiaramente non necessitano di e-commerce. A questi soggetti bastano tre social per estendere gli affari della botteguccia.

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