Se è vero come è vero che una volta il centro del mondo religioso era Roma, piuttosto che Gerusalemme anzichè la Mecca, oggi l’Olimpo è a Ovest e si affaccia sull’ Oceano Pacifico. Chi ancora guarda il planisfero ponendo al centro di esso l’Europa, volge lo sguardo al passato. La nuova geopolitica pone al centro del mondo la Silicon Valley da cui si guarda a Ovest mirando alle economie  e alla cultura delle nazioni del Pacifico. La nuova religione politeista tecnologica ha i suoi luoghi di culto con sacerdoti, abiti talari e rituali. La sede di Apple non è la sede di una azienda, piuttosto un paradigma, il nuovo Partenone, la nuova San Pietro… La promessa della religione tecnologica non consiste più nella salvezza dell’anima, la nuova promessa è la popolarità: morti di fama, morti di fame. Quale potrebbe essere il grande next step? Il fenomeno è alle porte e si tratta dell’ IOT; Internet of things. Se ne parla da ormai una decina di anni, nel frattempo, grazie alla tecnologia smartphones, le grandi case di hardware hanno provveduto a mettere in produzione una miriade di strumenti connessi. La rete si espande a dismisura entrando in tutti gli oggetti del nostro quotidiano.“Internet nelle cose”. 

Dal computer agli oggetti domestici fino a penetrare il corpo umano, internet negli umani. La direzione è questa. Il processo di digitalizzazione è uscito dal nostro stesso controllo, le ragioni sono molteplici. Il nuovo volto del positivismo tecnologico si nasconde dietro la seducente maschera di Internet e delle tecnologie dell’informazione e ha 6 profeti ben distribuiti sulla crosta terrestre: Google, Facebook, Amazon e dall’altra parte del cosiddetto Great Firewall  Baidu, Alibaba e Tencent.

Negli ultimi anni abbiamo fornito dati alle piattaforme, in molti casi abbiamo fornito dati in modo inconsapevole. Prendiamo un caso storico. Michal Kosinski, nell’ormai lontano 2012 è balzato alle cronache per aver dimostrato che in base a una media di 68 like su Facebook era possibile prevedere il colore della pelle (con un’approssimazione del 95%), l’orientamento sessuale (88%) e l’appartenenza al partito democratico o a quello repubblicano (85%). L’algoritmo messo a punto nei laboratori di Cambridge era in grado anche di stabilire quoziente d’intelligenza, religione e l’uso di droghe e alcolici degli utenti. Ed era solo l’inizio: incrociando i risultati del test cosiddetto dei Big Five con i profili Facebook di alcuni volontari, Kosinski e i suoi colleghi hanno perfezionato il metodo, al tal punto che con 10 like dati su Facebook il test può scoprire più cose di noi di quante ne sanno i nostri colleghi. Analizzandone 70 riesce a battere persino gli amici. Trecento likes gli permetterebbero di conoscerci meglio del nostro partner e dei nostri genitori.  Per avere un’idea di quanto sia potente il modello predittivo, vi suggerisco di fare questa impressionante esperienza: Predictive World

Di fronte a tutto questo dovremmo fermarci a riflettere sull’inconsistenza delle mozioni proposte da certi politici. Il documento per i social network? E poi cosa dovremo fornire, una goccia di sangue? Sono questi i dati  mancanti per essere totalmente controllati da questi nuovi finti profeti? Credo proprio di sì…

 

 

 

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