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Questo blog prende pieghe strane, spesso si allontana dai temi che più mi stanno a cuore e per i quali sento di poter “dire la mia”. Il fatto è, che essendo editore e allo stesso tempo redattore di queste pagine (rido mentre lo scrivo!) mi concedo piccoli cambi di rotta editoriali.

Intrattengo  un rapporto epistolare con una persona che da sempre mi invita a riflessioni molto profonde su temi più disparati. Settimana scorsa ricevo ben 7 link che contengono quintali di concetti e richiami su temi socio-psicologici. In pratica entro in una zona a me ostica: insomma, di questi scritti ne capisco una parola su quattro! Copio e incollo la mia riflessione via mail sul tema Cambiamento (sociale e individuale). Tengo questa pagina come nota del MIO diario. Chi coraggiosamente segue questo blog, abbia la pazienza di sopportare questa ulteriore nuvola di fumo.

Intanto faccio una premessa. Leggerò tutto quello che mi hai passato perchè da sempre mi piace leggerti. Non posso culturalmente permettermi un contraddittorio con richiami a grandi pensatori, piuttosto vorrei offrirti stimoli diversi senza la presunzione del sociologo; i temi che proponi sono piuttosto distanti dalle mie riflessioni quindi ti prego di leggermi con benevolenza…

Quando parliamo di cambiamento dovremmo mettere bene a fuoco  i vari livelli cui questa parola afferisce. In generale, esistono due tipi di cambiamento: quello sociale e quello personale. Non sempre questi livelli sono correlati, nel senso: se il Mondo cambia, il singolo individuo potrebbe benissimo permettersi di non esserne coinvolto. Il percorso personale di una persona non è ne catastrofico ne progressivo. Proviamo a pensare all’acqua. Se metti l’acqua in un bicchiere vedrai l’acqua prendere la forma del bicchiere, se la versi nella terra si disperderà. Potrebbe evaporare quindi cambiare e diventare un elemento diverso. Attraverso questa metafora possiamo notare che in entrambi i casi, l’elemento acqua non fa assolutamente nulla però cambia, muta o si dissolve. L’allucinazione del cambiamento è sempre stata trattata dall’uomo con quintali di dogmi ed espressioni comportamentali che hanno creato nell’essere una confusione semiotica: cambiare uguale migliorare. Non si cambia, piuttosto si diviene per necessità oggettive, sociali, religiose o dogmatiche. Dal punto di vista sociale, le guerre sono state catastrofiche eppure oggi non è che non esistano più. Le guerre non hanno cambiato l’UOMO, piuttosto l’hanno costretto ad essere come l’acqua di cui parlavamo prima. Se il tema deve essere circoscritto ad una riflessione binaria: cambiamento catastrofico o progressivo… significa per me usare un microscopico cono di luce. Quello stesso cono figlio dell’atteggiamento manipolatorio di chi sintetizza i processi deldivenire in percorsi chimici o peggio ancora, scelte forzate.
Certo, se approcciamo al tema prendendo in considerazione le dipendenze, necessitiamo di scelte terapeutiche ben precise. Qui potremmo dire che il percorso potrebbe far coesistere entrambi i temi. Catastrofe: prendi atto di avere una dipendenza. Progresso: questa è la terapia. Risultato. Passerai da una dipendenza ad un’altra. Il concetto è che se ti concentri sul cambiamento, ti fai una guerra inutile dove non esisterà alcuna evoluzione. Nessun divenire insomma. Ora chi mi legge penserà che il sottoscritto sia un sostenitore del “PANTA REI” o un devoto ad una qualche filosofia vicina al buddismo. Non è così… Credo piuttosto che si scelga di cambiare quando percepiamo la necessità di fare delle scelte che potranno migliorare la nostra condizione. In questo caso un percorso progressivo è la miglior scelta perchè si costruisce un progetto. I progetti sono percorsi che restituiscono un senso alla propria esistenza. Il cambiamento sociale è una sinusoide: cambiamenti catastrofici (picchi) e cambiamenti progressivi (curva inversa) che asservono alla prima funzione. Il cambiamento catastrofico crea un nuovo establishment in modo veloce, il cambiamento progressivo in ambito sociale è una promessa retorica derivata, quindi una falsa promessa che asserve all’establishment.
Non si cambia, piuttosto si diventa. Chi afferma che  “Il cambiamento vero è solo rivoluzionario, mai riformista. E’ catastrofico, non graduale. Ed è solo ad alto costo, mai indolore”, forse afferma il vero però dovrebbe aggiungere che quando questo cambiamento avviene segue una nuova retorica che non cambia l’essere umano.

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